Recupero di cibo contro lo spreco alimentare: la storia di RECUP

Da una cassetta di zucchine a un “gigagrammo” di cambiamento

Quella che stai per leggere è la storia di come abbiamo iniziato la nostra lotta contro lo spreco alimentare. Era il 2015 quando una vicina di casa mi disse che al mercato di Papiniano a Milano aveva trovato una cassetta di zucchine abbandonata, perfetta. Alla sera ci trovammo con le altre vicine di casa e cucinammo tutte quelle zucchine. Erano buone! Il menù prevedeva un antipasto di pane tostato con le zucchine e menta, pasta con le zucchine e una torta salata con le zucchine. Di certo non fu una cena molto creativa, eppure fu l’occasione per riunire tante persone del vicinato e condividere del cibo che mangiammo con gusto e con la consapevolezza che tutto era gratis. 

All’epoca avevo 22 anni, ero una studentessa squattrinata, facevo lavoretti per mantenermi agli studi e tutte quelle spese che comportano vivere in una grande e costosa città come Milano.

Quella cassetta di zucchine mi fece riflettere a lungo. Pensai che se avessi trovato altra verdura dimenticata avrei risparmiato parecchio.

La persona giusta al momento giusto

Così il sabato dopo mi recai al mercato di Papiniano, verso l’orario di chiusura, quando i commercianti chiudono le proprie bancarelle. E sì, non trovai solo una cassetta, ma moltissime piene di frutta e verdura in buonissime condizioni. Non potevo credere ai miei occhi: ma come era possibile che due minuti prima tutto quel cibo veniva venduto e poco dopo buttato? Non ne comprendevo la logica. Notai come molte persone proprio come me erano lì per lo stesso motivo, trovare frutta e verdura.

Decine e decine di persone rovistavano tra le cassette vuote, sacchi dell’umido e purtroppo anche nei rifiuti. Erano principalmente persone adulte e anziane, ognuna con la propria borsa della spesa o carrellino, sapevano dove guardare e come muoversi in quella grande confusione, evidentemente questo era frutto di una grande esperienza. Ad un certo punto vidi una ragazza, giovane come me, e pensai fosse una buona occasione parlarci. Mi disse che era tornata da un Erasmus fatto in Francia, e mi disse che lì le persone si organizzavano per recuperare le eccedenze insieme a fine mercato. Pensai fosse una cosa stupenda e provammo a replicare. Nel giro di poche settimane parlammo con tutti i commercianti del mercato di Papiniano spiegando che saremmo passate ogni sabato all’orario di chiusura per recuperare le loro eccedenze prima che le avessero buttate insieme agli altri rifiuti. Fu un vero successo, sabato dopo sabato le cassette di frutta e verdura aumentavano, certo il cibo andava selezionato, qualcosa era ammaccato, qualcosa ammuffito, ma dopo la selezione rimaneva un bel bottino, fin troppo… 

La svolta con Fiammetta: da “la recupera” a RECUP

Vista il consistente recupero di cibo realizzato ogni settimana, provammo a coinvolgere nell’azione di recupero tutte quelle persone solitarie che il recupero già lo facevano in autonomia, spiegando che se riuscivamo a intercettare il cibo prima che venisse buttato, non avrebbero più dovuto frugare nelle montagne di rifiuti.

La risposta di queste persone non fu proprio delle migliori, c’era molta diffidenza; loro avevano sempre fatto così e “andava bene così” ed era comprensibile. Noi continuammo a chiedere tutti i sabati sia il cibo ai commercianti che alle persone di prendere quel cibo, finché non incontrammo la signora Fiammetta. Abitava in piazza Sant’Agostino, proprio nella piazza del mercato. Lei conosceva qualche persona che faceva il recupero in solitaria e fu la svolta: iniziammo a condividere tutto quel cibo e iniziammo a parlare con queste persone, conoscerle, conoscere le loro storie, e il perché si trovavano lì in quel momento. Quello che stavamo facendo prese un nome, “la recupera”. “Andare alla recupera” (che abbreviammo in “Recup” perché suonava bene) era diventato un appuntamento fisso, avevo la possibilità di mangiare gratis e nel frattempo conoscere persone con storie incredibili che senza quell’attività non avrei mai conosciuto. La signora Fiammetta ci preparava la merenda e talvolta andavamo a cena da lei, cucinando ovviamente i prodotti “freschi” e recuperati. Era il mio momento preferito della settimana, mi faceva sentire a casa. Fiammetta detta “Fiammi” era diventata per noi una zia: ci accoglieva in casa insieme al Signor Gastone, un bulldog inglese figlio di campioni (così diceva).

Fu un anno di sperimentazione, il recupero di cibo aumentava e anche le persone interessate all’attività; così decidemmo che era arrivato il momento di strutturare il progetto. Nel 2016 ci costituimmo come Associazione di Promozione Sociale, in breve RECUP, che non si dice “recap”, ma si dice proprio “recup” (come recuperare). 

Aprire l’Associazione fu un momento di svolta, significava responsabilità e impegno. Usammo tutto il tempo che avevamo a disposizione per sviluppare il progetto, ci riunivamo alla sera dopo giornate di studio/lavoro per discutere su come avremmo potuto migliorare, come avremmo potuto recuperare sempre più cibo e raggiungere sempre più persone.  

Eravamo consapevoli che lo spreco era eccessivo, ovunque. Non solo nei mercati rionali, ma anche nelle panetterie – piccole o grandi non importa-, supermercati, fiere, mense o-v-u-n-q-u-e! Io sviluppai un pensiero critico e anche un modo di stare al mondo diverso, grazie a Recup. Valore è la parola chiave, con Recup avevamo iniziato una rivoluzione, stavamo dando valore alle risorse a nostra disposizione, ma non solo a quelle già prodotte come il cibo, stavamo dando valore a tutte quelle risorse che erano state impiegate per produrre tutto quel cibo. Ma non è tutto, la rivoluzione stava anche nel fatto che quel valore non era economico (se non per il risparmio di non fare la spesa): era sociale. Il cibo recuperato veniva e viene condiviso con chiunque partecipi all’attività, senza distinzione e gratuitamente. 

Insicurezza alimentare e diritto al cibo

RECUP non è nata come un ente caritatevole e assistenziale, è nata da un’osservazione diretta di un problema: sprecare il cibo è inaccettabile da qualsiasi punto di vista, economico, ambientale e sociale. 

Si parla troppo poco di “insicurezza alimentare” ma che cosa significa? Vuol dire che le persone non hanno un accesso costante al cibo, che non ne hanno a sufficienza e che quello che hanno a disposizione non è neanche nutriente. E il diritto al cibo? Significa che ogni individuo dovrebbe avere il diritto fondamentale ad accedere al cibo (fisicamente ed economicamente), che questo cibo sia nutriente e adeguato. Questo diritto, nella teoria, è promosso dalle politiche sia nazionali che locali, ma nella pratica è ostacolato da povertà, crisi climatica e conflitti, nonostante gli Stati siano obbligati a garantirlo.

Ebbene, la teoria è stupenda, ma i dati parlano chiaro, in Italia 1 persona su 10 non può permettersi un pasto adeguato: ciò significa che queste persone, in totale, sono 6 milioni. 

Le nuove persone povere

Quando pensi a una persona povera sicuramente ti viene in mente una persona senza fissa dimora, magari non curata, che indossa vestiti sporchi, che chiede l’elemosina fuori dal supermercato o che rovista nella spazzatura. Un immaginario comune, uno stereotipo. Ovviamente si tratta di condizioni di povertà, ma di quella estrema. La verità è che la povertà è anche avere un reddito basso, è arrivare a fine mese a stento, risparmiando magari sulla propria salute e benessere. Le nuove persone povere siamo noi, giovani con lavori precari che pagano affitti eccessivi, bollette eccessive, che risparmiamo sui beni primari di consumo. Sono anche le persone disoccupate, ma in realtà pure quelle occupate. Sono persone pensionate o famiglie che non possono garantire la corretta istruzione allə propriə figliə. Sono tutte quelle persone che lavorano per sopravvivere. Il fenomeno della povertà lo stiamo vivendo in prima persona ed è il momento di rendercene conto. Ma cosa c’entra tutto questo discorso con RECUP? Facile, l’azione di RECUP, nella sua semplicità, contrasta lo spreco alimentare e l’insicurezza alimentare, garantisce il diritto al cibo nutriente rendendolo accessibile, inoltre promuove la cittadinanza attiva coinvolgendo direttamente le persone. 

“Gigagrammo”

RECUP in 9 anni di attività ha recuperato e donato molto cibo che sarebbe finito ingiustamente nella spazzatura, ha costruito relazioni umane, ha fatto inclusione sociale, ha contrastato la crisi climatica, ha fatto risparmiare tanti soldi alle persone che hanno fruito del cibo (inclusa me) e ha dato valore alle risorse rispettando l’ambiente che ci circonda. Ad oggi contiamo più di 300 persone volontarie, siamo presenti sia a Milano che Roma, recuperiamo in 21 mercati e anche al mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Milano, raggiungiamo con il cibo recuperato più di 5 mila persone alla settimana, abbiamo coinvolto e sensibilizzato circa 2 mila dipendenti aziendali, abbiamo fatto rete con oltre 50 associazioni ed enti del terzo settore e siamo riuscite a creare e dare lavoro a 10 persone. Questi sono i numeri dei nostri successi e non sarebbero stati possibili se le persone non avessero creduto e continuano a credere che il cambiamento può avvenire dal basso.

Tirando le somme di tutti questi anni, posso dire che quella cassetta di zucchine al mercato di Papiniano, mi ha cambiato la vita. E posso dire anche che nel 2025 ho imparato una nuova parola “GIGAGRAMMO” che significa un milione di chili. E sì, è esattamente la quantità di cibo che RECUP ha salvato e condiviso fino ad oggi.

L’autrice

Federica Canaparo, una delle fondatrici di RECUP e Presidente dell’Associazione dal 2022.

A Fiammetta e al Signor Gastone che sarebbero felici dei successi di RECUP.