Lo sportello mobile
Vi sarà capitato, tornando da un viaggio in zona Stazione Centrale o uscendo dallo stadio e costeggiando Piazzale Selinunte, di vedere un minivan rosso cromato mimetizzato tra le auto. Si tratta del camper di Emergency, un punto di ascolto itinerante che, grazie alla collaborazione di persone volontarie, mediatori culturali e operatori sociali, intercetta le persone più vulnerabili e le aiuta ad orientarsi nel panorama dei servizi del territorio.
Capita, infatti, che a causa di barriere linguistiche, culturali o per via di un gap di competenze digitali, una grande fetta della popolazione non abbia accesso a percorsi di promozione della persona, come corsi d’italiano, consulenze nell’ambito lavorativo o che non si veda garantiti i diritti inalienabili alle cure e alla sicurezza alimentare e abitativa.
In questa frattura si inserisce l’impegno di Emergency che diventa, quindi, un punto di riferimento facilmente raggiungibile sul territorio e che accompagna le persone a destreggiarsi nella giungla burocratica e amministrativa che può diventare un ostacolo ad una vita dignitosa o al desiderio di realizzazione personale. Un lavoro che ha un obiettivo chiaro: accorciare le distanze tra i servizi e le persone più vulnerabili.
Emergency in Italia
Sebbene l’immaginario comune la associ immediatamente agli ospedali da campo nelle zone di guerra o ai soccorsi sulle rotte del Mediterraneo, l’impegno della ONG in Italia è ben radicato.
Fondata nel 1994 Emergency ha inaugurato il suo operato con la riapertura del reparto di chirurgia dell’ospedale di Kigali in Ruanda, dedicandosi poi alle campagne per la messa al bando delle mine antiuomo.
Non molto tempo dopo, però, l’impegno si è concretizzato anche in Italia dove dal 2006 opera stabilmente in sei regioni (Lombardia, Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna e Veneto) con una rete di ambulatori, cliniche mobili e centri di orientamento. Non si tratta solo di assistenza medica, ma di un presidio sociale che ogni anno garantisce migliaia di prestazioni gratuite a chiunque ne abbia bisogno, senza distinzioni. In questo contesto, il progetto di Milano rappresenta l’evoluzione naturale di un’assistenza attenta ai mutamenti della povertà: dall’ambulatorio mobile del 2015 alla risposta durante l’emergenza del COVID-19 con il progetto “Nessuno Escluso” per la fornitura di pacchi alimentari, fino all’esperienza del minivan polifunzionale.
L’Hub alimentare di Cascina Cuccagna
Come RECUP siamo testimoni diretti di questo impegno grazie alla collaborazione che portiamo avanti per la gestione dell’hub di aiuto alimentare di Cascina Cuccagna, iniziativa promossa e sostenuta dalla Food Policy di Milano.
Si tratta di un emporio di comunità dove le persone beneficiarie vengono indirizzate dopo un primo contatto con gli operatori del truck e dove vengono serviti circa 350 nuclei familiari al mese.
Una spesa è composta da circa 20 kg di prodotti che spaziano dall’igiene personale alla cura della casa passando, ovviamente, per il fresco targato RECUP.
Ogni martedì e giovedì, infatti, i responsabili dell’hub ci raggiungono all’Ortomercato per ritirare la frutta e la verdura che andrà a formare un’offerta sana ed equilibrata per chi ne fruisce.
Come al supermercato:
Lo spazio è studiato per riprodurre l’esperienza del supermercato; gli alimenti sono raggruppati per tipologia sugli scaffali e sono presenti in diverse varianti e declinazioni. Nel settore legumi, ad esempio, sarà possibile scegliere tra un pacco di fagioli secchi o una lattina di lenticchie e allo stesso modo nell’espositore dei biscotti saranno affiancati quelli con le gocce di cioccolato con quelli integrali.
Questa modalità non è un dettaglio estetico, ma un tassello fondamentale per uscire dalla logica del “pacco dono” calato dall’alto e promuovere l’autonomia personale nel pieno rispetto delle scelte culturali, religiose e di regime alimentare. I volontari, infatti, guidano nell’emporio le persone beneficiarie che esprimono le proprie preferenze e, insieme, si compone una spesa cucita su misura.
Come dal fruttivendolo:
Anche il fresco è esposto come dal fruttivendolo: “i pomodori battono le cime di rapa e le prugne restano sugli scaffali più a lungo delle banane”, ci spiega Riccardo Gamberale, coordinatore che abbiamo interpellato per farci spiegare i meccanismi dell’hub. Le persone volontarie di Emergency, però, non si arrendono e il market diventa uno spazio di condivisione di ricette per allargare gli orizzonti e combattere insieme lo spreco alimentare.
L’anno scorso, infatti, grazie a questa collaborazione sono stati ritirati dall’Ortomercato 7.838 kg di frutta e verdura pronta per la distribuzione, un numero che ribadisce una visione di città circolare dove il bisogno di uno diventa la risposta allo spreco dell’altro.
Una rete di solidarietà
Accorciare le distanze tra i servizi e le persone più vulnerabili. Un filo conduttore che lega la collaborazione tra Emergency e RECUP e che prende forma nelle attività quotidiane all’Ortomercato e nell’hub alimentare di Cascina Cuccagna.
Emergency racconta di una realtà in grado di mettersi in rete valorizzando le esperienze nate sul territorio e mettendo a disposizione le competenze sviluppate in ambito internazionale.
Capita così che Perrine, responsabile della logistica sanitaria in Afghanistan, diriga il traffico dei bancali il martedì mattina all’Ortomercato e che Angelo, dopo aver selezionato un quintale di cetrioli, raggiunga i suoi colleghi per montare un’installazione artistica che accenda un riflettore sulle vittime civili del conflitto a Gaza.
È in queste situazioni inaspettate che emerge il filo conduttore dell’operato di Emergency, un’organizzazione che riconosce la dignità delle persone e opera per garantire il loro accesso ai diritti fondamentali accorciando le distanze tra i servizi e chi, di questi servizi, avrebbe più bisogno.
L’autrice
Sofia Cavaliere, parte del Team operativo di RECUP all’interno dell’Ortomercato