Roma e il diritto al cibo: viaggio tra Consiglio del Cibo e Poli Civici

Il diritto al cibo è entrato con forza nelle agende politiche urbane, ponendosi come risposta necessaria alle crescenti disuguaglianze sociali e alla trasformazione profonda dei sistemi alimentari globali.

In questo scenario complesso, i Consigli del Cibo — nelle loro diverse forme, tipologie, nomi ed evoluzione — emergono come un laboratorio di democrazia che coinvolge attori della società civile e istituzioni. È, a tutti gli effetti, il diritto al cibo messo in pratica.

RECUP fa parte di questo movimento, ma vediamo più da vicino come.

Il Diritto al Cibo come stella polare

Il cibo non è solo nutrimento. È politica, è territorio, è giustizia sociale. In una metropoli complessa come Roma, la gestione del sistema alimentare non può più essere delegata alle logiche di mercato o a interventi assistenziali frammentati. Spesso si fa l’errore di confondere il diritto al cibo con la beneficenza. Non è così. Il diritto al cibo implica l’accesso costante a un’alimentazione economicamente accessibile, sana, ambientalmente sostenibile e culturalmente adeguata. Non basta riempire uno stomaco, bisogna farlo rispettando la dignità della persona e il pianeta.

Va da sé che questo diritto richieda un approccio sistemico e su più livelli di intervento. Per concretizzarlo, diventa necessario dotarsi di strumenti di governance multilivello e politiche alimentari urbane integrate.

A Roma, il diritto al cibo è stato assunto come principio guida della Politica del Cibo una strategia integrata che connette produzione, distribuzione, consumo e gestione delle eccedenze alimentari. Il Consiglio del Cibo di Roma nasce proprio per dare attuazione a questa visione che si propone di divenire sistemica, affrontando contemporaneamente diverse sfide del sistema alimentare.

Genesi del Consiglio del Cibo di Roma

L’istituzione formale del Consiglio del Cibo di Roma ha radici nella
Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 38 del 2021
, atto che ha gettato le fondamenta della Food Policy, per poi trovare una regolamentazione più definita con la Deliberazione n. 68 del 2023.

Grazie a questi passaggi istituzionali, Roma ha riconosciuto per la prima volta l’esigenza di una gestione collegiale del sistema alimentare urbano. È fondamentale tuttavia ricordare che questo strumento riflette una precisa volontà emersa dal basso e un lungo percorso di mobilitazione della società civile.

Il Consiglio svolge funzioni consultive e propositive, contribuendo alla redazione del Piano del Cibo (il piano di azione operativo), monitorando la realizzazione della Politica del Cibo e del Piano del Cibo, formulando raccomandazioni e proponendo politiche e progetti all’Amministrazione.

Una governance partecipata

L’attuale configurazione del Consiglio vede il coinvolgimento di oltre duecento organizzazioni, creando un mosaico rappresentativo di tutta la filiera e della società civile organizzata. Questa pluralità trasforma il Consiglio in uno spazio dove i titolari di diritto partecipano direttamente alla definizione delle politiche che li riguardano. Ma in un ecosistema così vasto ed eterogeneo, il rischio di conflitti di interesse è reale. In questo processo, l’approccio basato sul diritto funge da garanzia e salvaguardia, permettendo di dirimere eventuali conflitti di interesse, dando priorità alle istanze collettive e tutelando i gruppi e le persone che vivono in condizioni di maggiore vulnerabilità o marginalità.

I tavoli tematici: Il cuore operativo

Il cuore pulsante del Consiglio è rappresentato dai tavoli tematici, spazi di confronto dove le idee si trasformano in proposte. Gli otto tavoli attivi coprono aree cruciali come la produzione locale e l’agroecologia, la distribuzione e i mercati, il contrasto alla povertà alimentare, la ristorazione collettiva e scolastica, la ristorazione, l’educazione e la formazione, comunità ed economia sociale e solidale. Un ruolo centrale è occupato dal tavolo dedicato alla lotta allo spreco e alle perdite alimentari, coordinato anche da Recup, che si pone come una delle realtà di riferimento nel panorama romano per la lotta allo spreco alimentare. Il tavolo dedicato al contrasto alla povertà alimentare ha svolto un lavoro essenziale che ha portato all’approvazione della specifica delibera sul tema (2025), segnando un passo avanti decisivo nella tutela delle fasce più deboli della popolazione e più a rischio di insicurezza alimentare.

Dai tavoli al territorio: l’esperienza dei Poli Civici

La food policy e Consiglio del cibo rischiano di rimanere un esercizio teorico se non trovano casa ed attuazione nei quartieri. Un aspetto di grande rilievo nel panorama romano è rappresentato dai Poli Civici (Deliberazione n.116/2024), il cui ruolo è stato fortemente sottolineato dalla delibera sulla povertà alimentare. I Poli fungono da corpo intermedio tra il settore pubblico e il terzo settore e sono finalizzati allo sviluppo di progettualità tese alla trasformazione del tessuto sociale.

In questo quadro, l’esperienza del Polo Civico Fermenti, attivo nel Municipio VIII e fondato anche da Recup, rappresenta un esempio virtuoso di come il diritto al cibo possa essere declinato a livello locale. Fermenti opera come collettore delle esigenze territoriali e favorisce processi innovativi, trasformativi e partecipativi a livello locale. Qui, la redistribuzione degli alimenti si intreccia con l’accesso ai servizi sociali e attività culturali e formative, superando la logica puramente assistenziale. Attraverso lo sportello nutrizionale e sociale, festival sul diritto al cibo, pratiche di cucina di comunità, ricettari popolari, recupero frutta e verdura nei mercati e non solo, Fermenti favorisce la collaborazione tra i diversi attori, mobilita la cittadinanza e promuove innovazione e welfare di comunità.

Sfide e prospettive future

L’esperienza del Consiglio del Cibo di Roma costituisce un modello significativo non solo a livello nazionale, ma anche nel contesto europeo. Il suo approccio partecipativo e la capacità di incidere su diverse dimensioni del sistema alimentare dimostrano che il cambiamento è possibile quando le istanze dal basso incontrano la volontà istituzionale. Tuttavia, la sfida per il futuro resta ambiziosa: è necessario trasformare le proposte nate dai tavoli in interventi strutturali, duraturi e finanziati, che sappiano resistere alle contingenze politiche. La priorità deve rimanere la partecipazione e il sostegno ai gruppi più marginalizzati e colpiti dall’insicurezza alimentare. Dobbiamo guardare con attenzione alle intersezionalità: l’insicurezza alimentare ha un genere, un’età, un’etnia, una condizione socio-economica. Gli interventi devono rispondere a queste specificità con precisione chirurgica.  

In un’epoca segnata da crisi sovrapposte — economica, ambientale e sociale — la sfida principale per i prossimi anni rimane quella di salvaguardare il cibo come bene comune e diritto universale, sottraendolo alla logica di una merce riservata e gestita da pochi (oserei dire, sempre gli stessi).

Gli strumenti sociali ed istituzionali ora ci sono, usiamoli!

L’autrice

Eloisa Caixeta Cunha, specialista in Diritto al cibo