Ogni settimana, grazie all’attività di RECUP all’Ortomercato di Milano, frutta e verdura ancora perfettamente consumabili trovano una nuova destinazione invece di essere sprecate. Una parte di questi prodotti arriva nelle cucine dell’Opera Cardinal Ferrari, dove viene trasformata ogni giorno in circa 200 pasti per persone che vivono situazioni di grave marginalità sociale.
Seguendo il percorso di queste eccedenze alimentari, abbiamo visitato una realtà che dal 1921 accoglie e sostiene le persone più fragili della città, dimostrando come il cibo possa diventare non solo nutrimento, ma anche occasione di incontro, cura e inclusione.
A due passi dalla stazione Tibaldi ogni giorno vengono apparecchiati circa 200 coperti. Gli ospiti possono gustare un menù che cambia quotidianamente, seguendo la stagionalità dei prodotti e la fantasia dello chef, mentre l’orto condiviso permette di allungare lo sguardo e trovare un’oasi di pace.
Non si tratta di una nuova apertura in zona Bocconi, ma dell’Opera Cardinal Ferrari, un’istituzione che dal 1921 sostiene persone in situazione di grave marginalità sociale, in particolare chi vive senza una dimora stabile. La sua missione è rispondere ai bisogni primari, ma anche contrastare l’isolamento e favorire la costruzione di relazioni significative.
Ricalcando le parole del fondatore, il Beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari (1850-1921), gli ospiti vengono chiamati affettuosamente “carissimi”: una scelta linguistica che già suggerisce lo spirito di azione della fondazione, orientato all’accoglienza, al rispetto e alla valorizzazione della persona.
Un presidio aperto 365 giorni all’anno
Ogni giorno dell’anno, comprese domeniche e festività come il Natale, il centro diurno di Via Boeri apre le porte per offrire una serie di servizi essenziali: mensa, distribuzione di indumenti, lavanderia, docce calde e cura della persona grazie alla collaborazione di barbieri e parrucchieri volontari.
L’intervento dell’Opera, però, va oltre la risposta ai bisogni immediati. Il servizio di Segretariato sociale accompagna gli utenti nell’orientamento tra le risorse del territorio e nella gestione delle pratiche amministrative, mentre lo Sportello Salute facilita l’accesso alle cure mediche di base.
Ad accoglierci per conoscere meglio la struttura e le persone che la animano è Jean-Pierre Bichard, responsabile volontari. Quando arriviamo i tavoli del refettorio sono già apparecchiati e l’atrio inizia a popolarsi.
Jean-Pierre racconta come il profilo degli utenti rispecchi una tendenza osservata più in generale nel mondo della grave marginalità adulta: la maggior parte delle persone accolte sono uomini e oltre la metà proviene da altri Paesi. In questa moltitudine variegata colpisce l’età media degli ospiti, tendenzialmente over 55.
«I bisogni di una persona di vent’anni e quelli di una persona di sessanta sono molto diversi» ci spiega. «Per i più giovani il tema principale è spesso l’inserimento lavorativo. Per chi arriva qui in età più avanzata, invece, la solitudine e la perdita dell’autostima diventano spesso problemi ancora più difficili da affrontare della stessa precarietà economica».
È per questo motivo l’Opera non si limita a fornire servizi essenziali, ma vengono organizzati laboratori creativi, attività sociali e momenti di aggregazione. «L’insicurezza economica porta spesso a chiudersi in sé stessi» continua Jean-Pierre. «Molte persone vivono una quotidianità fatta di stazioni, aeroporti e luoghi di passaggio. Diventano invisibili agli occhi degli altri. Qui cerchiamo invece di creare occasioni di incontro e di relazione».
Il pranzo come spazio di comunità
La centralità delle relazioni emerge chiaramente osservando il momento del pranzo. All’Opera Cardinal Ferrari il pasto viene servito al tavolo e i “carissimi” siedono insieme come in una grande sala da pranzo comunitaria dove risuona il chiacchiericcio. Molti scelgono ogni giorno lo stesso posto, ritrovando i vicini di tavola abituali.
«Si creano amicizie, simpatie e anche qualche antipatia» sorride Jean-Pierre. «Come in qualsiasi ambiente. Il pranzo diventa un momento di convivialità e una palestra di vita comunitaria».
Mentre i primi ospiti prendono posto, ci spostiamo in cucina dove incontriamo Luciano, per tutti Lello.
Dalla ristorazione collettiva alle ricette di recupero: la testimonianza di Lello
Da quasi dieci anni è il cuoco dell’Opera Cardinal Ferrari e coordina la preparazione di circa duecento pasti al giorno, ai quali si aggiungono gli oltre quaranta destinati agli operatori e ai volontari. Il menu del giorno prevede pasta al ragù, gateau di patate condito con fagiolini, piselli, carote e mozzarella e insalata mista di contorno. Al termine del pasto viene offerta anche una fetta di panettone, evergreen in ogni stagione.
La cucina dell’Opera si basa su un modello che combina acquisti diretti, prodotti secchi donati dal Banco Alimentare e verdure fresche recuperate due volte alla settimana presso l’Ortomercato grazie alla collaborazione con RECUP.
«Serve organizzazione, agilità mentale e fantasia» ci racconta Lello. «Le verdure dipendono da quello che arriva e bisogna essere pronti ad adattarsi. È una cucina che ti costringe a pensare e a valorizzare ogni ingrediente».
Quella dell’Opera Cardinal Ferrari rappresenta l’ultima tappa di una lunga carriera nella ristorazione collettiva. In oltre quarant’anni di lavoro Lello ha cucinato per scuole, aziende e strutture per anziani, arrivando a coordinare la preparazione di migliaia di pasti al giorno.
«Ogni quattro o cinque anni cambiavo posto» racconta. «Qui invece sono rimasto quasi dieci anni. È il luogo dove mi sono fermato più a lungo».
Forse perché, rispetto ad altri contesti, qui il cibo non è soltanto un servizio da erogare, ma uno strumento per prendersi cura del prossimo.
«In un ambiente aziendale ci sono molte più rigidità e dinamiche di budget. Qui invece il recupero alimentare ti lascia più libertà. Il bello è che recupero prodotti che rischierebbero di essere sprecati e poi posso trasformarli in pasti buoni, cucinati con attenzione e presentati con cordialità».
Tra tradizione e inclusione
Anche i piatti più apprezzati dai “carissimi” raccontano qualcosa delle persone che frequentano la mensa. Tra i preferiti ci sono quelli della tradizione: l’arrosto di manzo con purè o patate al forno, il brasato con la polenta e, a sorpresa, anche la trippa. Sapori familiari per gli ospiti più anziani, ma spesso una scoperta per i giovani volontari che danno una mano per il servizio.
Naturalmente non tutti mangiano carne. Le tante nazionalità presenti e le diverse tradizioni religiose richiedono attenzione e flessibilità, e vengono sempre predisposte alternative per permettere a ciascuno di condividere il momento del pasto.
Questa sensibilità si manifesta anche durante il periodo del Ramadan, quando in cucina vengono preparati dei sacchetti contenenti un pasto completo da portare via e consumare dopo il tramonto. Si tratta di un accorgimento semplice che racconta, però, l’attitudine a modellare gli interventi attorno ai bisogni delle persone accolte, senza imporre modelli standardizzati.
Una rete di solidarietà che cresce
Questa dinamicità si manifesta nella molteplicità dei servizi attivati negli anni per rispondere alle necessità del territorio:
- La Residenza Trezzi mette a disposizione 41 camere a prezzi calmierati per giovani studenti e lavoratori.
- La Domus Hospitalis è dedicata all’accoglienza di persone in cura e dei loro familiari.
- Il padiglione Cielo Stellato è uno spazio di ospitalità diurna e notturna rivolto alle donne che attraversano un momento di difficoltà.
La visita all’Opera Cardinal Ferrari è stata un’occasione per seguire il percorso delle verdure recuperate all’Ortomercato fino alla tavola, ma soprattutto per conoscere una realtà che da oltre un secolo continua a rinnovare la propria missione. Siamo orgogliosi di collaborare con una comunità che, attraverso il cibo, l’ascolto e la relazione, costruisce ogni giorno percorsi di dignità e inclusione per le persone più fragili della città.
Ringraziamo Jean-Pierre e Lello per il tempo che ci hanno dedicato.
Gli autori
Sofia Cavaliere, parte del Team operativo di RECUP all’interno dell’Ortomercato e Mattia Iannantuoni autore e divulgatore.