L’esperienza di Foodback e gli spunti per rendere Milano sempre più sostenibile
L’ortomercato di Milano sta attraversando una fase di profonde trasformazioni: cantieri aperti, nuovi spazi e dinamiche in evoluzione stanno rigenerando il volto del mercato agroalimentare più grande d’Italia. Dall’hub Zero Sprechi osserviamo questi cambiamenti con una lente privilegiata, vivendo ogni giorno da vicino i mutamenti del mercato e delle relazioni che lo animano.
Per capire come crescere insieme a queste trasformazioni e coglierne le opportunità, siamo volati a Barcellona dove il recupero delle eccedenze è un modello consolidato dal 2002. Lì abbiamo conosciuto da vicino Foodback, un progetto pionieristico volto a dare una seconda vita alla frutta e alla verdura invendute perseguendo uno scopo sociale.
L’anello mancante: un centro logistico solidale per Mercabarna
Il recupero delle eccedenze è nato in modo informale e frammentario, ma negli anni questo progetto si è consolidato grazie ad una forte volontà politica e ad investimenti di enti privati, diventando un anello fondamentale dell’ecosistema dell’ortomercato catalano.
Oggi Mercabarna, così si chiama, si presenta come uno dei pochi mercati ortofrutticoli diurni, secondo in Europa per volumi dopo Parigi grazie ai due milioni di tonnellate movimentate ogni giorno, con un padiglione dedicato esclusivamente ai prodotti bio e uno con affitti agevolati per le cooperative locali.
Nel corso della ristrutturazione da record terminata nel 2022, però, l’intervento più all’avanguardia è stato senza dubbio la costruzione di una palazzina indipendente gestita da Foodback, un vero e proprio centro logistico per la gestione delle eccedenze.
La collocazione di questo edificio a due passi dal Green Point (area di smaltimento dell’umido) non è stata casuale, ma ha contribuito a costruire una geografia delle donazioni fluida e coerente.
Recupero e prevenzione, un binomio vincente
Ogni grossista può smaltire fino a 400 kg di scarto al giorno nei “contenitori intelligenti” situati nei padiglioni, accedendo tramite tesserino identificativo. Oltre questa soglia, il sistema richiede il lasciapassare di Foodback per conferire al Green Point. Gli operatori rilasciano il lasciapassare dopo un assessment visivo e verificano che almeno il 50% del prodotto risulti ancora edibile. Se il controllo dà esito negativo, gli operatori emettono il documento di trasporto per la discarica. Se invece l’esito è positivo, il team trasferisce il bancale all’interno della struttura e avvia la fase di cernita.
Ogni postazione individuale di selezione è dotata di bilancia per valutare l’entità dello scarto e registrare i flussi prima di indirizzare le cassette all’area predisposta per il ritiro. In quest’ultima fase il cibo “salvato” viene distribuito ad una rete di circa 300 associazioni mediante ritiro diretto o dopo un ulteriore passaggio presso il magazzino di Foodback in città.
Parallelamente alla gestione e recupero delle eccedenze viene portato avanti un discorso di sensibilizzazione con i commercianti che ogni anno ricevono un bilancio di donazione redatto allo scopo di rendere visibili delle perdite che per anni sono state occulte. Tramite questi dati, inoltre, vengono calcolati degli sgravi fiscali di entità crescente in proporzione alla frazione ancora edibile del prodotto conferito, ulteriore misura volta a incentivare pratiche di donazione funzionali alla ridistribuzione.
Foodback in numeri
Nel 2025 Foodback ha valutato 3706 tonnellate di ortofrutta, ha sottoposto a selezione 1220 tonnellate e ha ridistribuito 869 tonnellate.
Questi numeri sono frutto di un partenariato tra pubblico, privato, accademia e terzo settore che ha avuto la lucidità di riconoscere l’impatto ambientale, sociale ed economico di questo tipo di attività e la lungimiranza di mettere in campo un impegno concreto volto a rendere i comportamenti virtuosi la scelta più immediata. L’adesione del 97% dei commercianti a questo sistema a discapito di una gestione privata dello scarto ne è la prova e i 45.000 euro risparmiati in gestione dei rifiuti da parte di Mercabarna rappresentano un’ulteriore scommessa vinta.
Milano oggi: come incentivare la scelta più virtuosa
A Milano non partiamo da zero. La valorizzazione della frazione umida sotto forma di compost e biogas e un hub per il recupero delle eccedenze che è operativo cinque giorni a settimana lo dimostrano. Esistono, tuttavia, dei limiti strutturali, come ad esempio un sistema di tassazione dei rifiuti che si basa su una quota fissa, che non varia in base alla quantità di umido prodotto. Il grossista quindi può scegliere di entrare nel circuito della donazione, assumendosi l’onere del trasporto e il rischio di mancata accettazione del prodotto, oppure può smaltire più agilmente in discarica senza costi aggiuntivi.
Le 463 tonnellate conferite l’anno scorso dipingono un quadro di collaborazione e condivisione della visione di un ortomercato a spreco zero, ma un’evoluzione significativa del progetto sarebbe possibile solo tramite una progettualità coraggiosa e interventi strutturali.
Una miniera di buone pratiche
La visione di Mercabarna si esprime anche attraverso la promozione di momenti di condivisione e confronto. La nostra visita a Barcellona, infatti, si è svolta nell’ambito del progetto CULTIVATE, un progetto finanziato dal’Unione Europea con lo scopo di valorizzare le iniziative di food sharing e replicare e implementare progetti già esistenti per favorire sistemi alimentari sostenibili e resilienti in aree urbane e periurbane.
Navigando sul loro sito ci si imbatte in una miniera di progetti affascinanti. Da Nevera solidaria, una rete di frigoriferi solidali diffusa a Barcellona che consente alle attività commerciali di mettere a disposizione prodotti alimentari per la cittadinanza, a Feast with us un servizio mobile attivo a Londra che distribuisce gratuitamente prodotti freschi nelle aree maggiormente esposte a vulnerabilità alimentare.
Che si tratti di modelli di recupero all’ortomercato o di iniziative dal basso per rendere più giusta la filiera agroalimentare, esplorare contesti europei rappresenta un passaggio prezioso per trovare ispirazione per il nostro lavoro quotidiano. Allo stesso tempo, permette di ampliare la conversazione sul ruolo degli enti del terzo settore nello sviluppo di una filiera più sostenibile.
Ringraziamo il Comune di Milano per averci coinvolto come partner, il consorzio CULTIVATE per l’iniziativa e Leonardo Improta per i contributi fotografici.
L’autrice
Sofia Cavaliere, parte del Team operativo di RECUP all’interno dell’Ortomercato